Pianificando il nostro breve itinerario in Thailandia avevo una gran voglia di inserire una tappa al mare per passare giusto un paio di giorni di relax, tra sole, mare e paesaggi tropicali. Ci sta secondo me, dopo aver dedicato il resto della vacanza a templi, città e musei, una pausa con un bel tuffo in acqua.

La scelta è ricaduta sul visitare Phuket per 2 motivi: il collegamento aereo diretto con Chiang Mai (tappa precedente dell’itinerario) e il mio grandissimo desiderio di visitare le Phi Phi Islands, viste così tante volte sui social network, uno non può che innamorarsene.

Phi Phi island… le foto da sogno

Posso solo dirvi che se dovessi ripianificare il viaggio in Thailadia, lascerei tutte le tappe, così come le ho pianificare e vissute ad eccezione di quella a Phuket, al posto della quale inserirei forse una località di mare meno nota o prolungherei il soggiorno nel nord della Thailandia.


Disclaimer: in questo articolo vi parlo della mia personalissima esperienza e dei motivi che mi hanno portato a non amare la mia scelta di visitare Phuket. Ricordate che ognuno è libero di avere una propria opinione, ma che ho scelto di scriverne dato che online prima di partire non avevo trovato articoli nei quali se ne parlasse in maniera schietta. Sembrava tutto paradisiaco.


Kata Beach, visitare Phuket (i pro)

Dopo lunghe ricerche online, e diverse titubanze se andare a Phuket o meno, la decisione è stata presa e la località scelta per alloggiare è stata Kata Beach. Quello che mi ha più attirato di questa località rispetto ad altre è stata l’idea che ci potesse essere un po meno caos e più ‘autenticità’.

Sicuramente un’ottima scelta è stata quella dell’alloggio, per la quale devo davvero inserire una menzione speciale: Ban Elephant Blanc (bungalow non gli appartamenti). Un luogo semplice, non lussuoso, di pace nel bel mezzo del caos di Phuket ad un costo davvero irrisorio, gestito da una coppia francese gentilissima. L’alloggio era un’alternativa così carina al circondario che nel terzo giorno a Phuket abbiamo scelto di restare a bordo piscina, senza uscire dalla struttura.

Ban Elephant Blanc Bungalow, visitare Phuket
Ban Elephant Blanc Bungalow

Bella la spiaggia di Kata Beach, una lunga distesa di sabbia, anche se nei giorni in cui ci siamo stati era praticamente impossibile fare il bagno a causa dei cavalloni. Ce n’erano di cosi forti che ho davvero temuto di affogare, eppure io col mare ho un ottimo rapporto di solito. Diciamo che immaginavo un mare tropicale trasparente, e qui invece sarei dovuta venire col surf.

Kata Beach, visitare Phuket
Kata Beach, Phuket

Al tramonto ci siamo fermati in un bar vista mare scoprendo che, diversamente dal resto della Thailandia, i prezzi delle birre in molti locali sono europei… quasi nord europei direi, quando ci siamo visti portare un conto di 13 euro per 2 birre – un costo folle nel resto della Thailadia se immaginate che abbiamo cenato tranquillamente con 2/3 euro a testa, birra compresa.

Tramonto, Kata Beach Phuket
Tramonto, Kata Beach Phuket

L’ultimo aspetto positivo che mi sento di lodare di Kata beach è il night market che si svolge la sera e nel quale si possono comprare bontà di ogni sorta a prezzi ragionevoli, dal pesce al pad thai al mango sticky rice. Abbiamo scelto di mangiare qui entrambe le sere, perché era davvero carino e con tantissima scelta di bancarelle e tavolini a disposizione. Nota di plauso per questo mercato: l’utilizzo di piatti stoviglie biodegradabili e non di plastica – l’eccessivo utilizzo di plastica in Thailandia è davvero un punto dolente.

Kata Beach Night Market

L’alternativa al mercato è un locale ‘tipico’ come quello in foto sotto.

Kata beach, locale 'tipico'
Kata beach, locale ‘tipico’

Kata Beach, visitare Phuket (i contro)

Avete presente quando sognate il relax in un posto tropicale, sdraiarvi al sole, nuotare in un mare tropicale cristallino, sorseggiare un drink al tramonto in completa libertà? Insomma, forse è colpa mia e delle aspettative che mi sono fatta prima di partire, ma sono rimasta cosi delusa.

Atterrati all’aeroporto paghiamo (200bath) e prendiamo il minibus per Kata Beach. Neanche 5 minuti di tragitto e ci fermiamo all’ufficio della ditta di minibus dove, con la scusa si smistarci su altri minibus, cercano di venderci ogni sorta di pacchetto escursioni per le varie isole. Capiamo subito che forse Phuket non sarà proprio quello che ci aspettavamo.

Il tragitto dall’aeroporto a Kata Beach dura circa un’ora e mezza. Il traffico è pazzesco, il sentore del ‘bidone’ che abbiamo scelto cresce di minuto in minuto. L’autista cerca poi di lasciarci all’alloggio sbagliato – per fortuna me ne accorgo.

Lasciati gli zaini, raggiungere il mare per fare un bagnetto di benvenuto si rivela un’impresa, tra offerte di massaggi, e butta dentro che ci vogliono far mangiare una pizza e agenti di viaggio che ci vogliono vendere escursioni. Arriviamo finalmente al mare, davvero impervio da raggiungere anche a causa della paurosa edilizia che blocca l’accesso alla spiaggia per un lungo tratto di costa.

Del prezzo della birra al tramonto ve ne ho già parlato sopra, comunque la sensazione che ho praticamente dall’atterraggio alla partenza è di essere in un luogo che non mi appartiene, un luogo dove ahimè il turismo di massa ha vinto.

La vera fortuna è stata quella di passarci solo 3 giorni (di cui uno in gita alle Phi Phi Islands di cui vi racconterò sotto).

La terribile gita alle Phi Phi Islands

La tanto desiderata gita alle Phi Phi Islands. Ne scegliamo una più cara della media perché ci illudiamo che l’esperienza possa essere più carina e meno affollata. Insomma spendiamo circa 50 euro a testa per la giornata completa (se ne trovano anche ad una 30ina di euro).

Un consiglio: se proprio scegliete di fare una gita del genere, spendete il meno possibile perché sono tutte simili, tappe frettolose, trasporto tipo bestiame e pranzo a buffet ‘all you can eat’.


La mattina col minibus ci passano a prendere ed inizia la tragicomica gita: nel breefing ci presentano le tappe. Ci saranno 2 soste snorkeling, poi visiteremo Monkey Island, Maya Bay, una tappa pranzo e relax a Phi Phi Don ed un’ultima tappa relax e snorkeling e relax in un’isola meno conosciuta.

La nostra guida, tutt’altro che simpatica, risponde male a chi gli fa domande e durante tutta la gita ignorerà le lamentele della comitiva con una maestria davvero degna di nota.

Si parte sul motoscafo, siamo una 15ina di persone. La prima sosta è quella più bella, ci fermiamo in una baia a fare snorkeling. Io mi godo i 15 minuti di coralli e pesci e penso che infondo la scelta non è stata poi cosi male. Ma l’idillio finisce qui.

Ci comunicano che non ci sarà la seconda tappa di snorkeling, per un motivo non comprensibile ed iniziano le prime proteste da parte dei gitanti, e si parte con il ‘tour de force’. Le prime persone deboli di stomaco iniziano a soffrire il motoscafo e vengono distribuite buste.

Ci accalchiamo insieme ad altre barche a vedere Maya Bay, chiusa al pubblico da tempo.

Maya Bay - visitare Phuket
Maya Bay

Poi è la volta di Monkey Island. Anche qui, ci si accalca con le altre barche vicino alla riva, non si scende. Fotografiamo le scimmie, ma la zona è piena di immondizia e di plastica, mi fa davvero una grande tristezza vedere cosa ha combinato il turismo di massa a questa zona. Se guardate bene la foto sotto vedrete che la scimmia ha in mano una bottiglietta di plastica.

Monkey Island - visitare Phuket
Monkey Island

Anche mio marito inizia a soffrire di stomaco, dopo ore sul motoscafo, mi sento molto in colpa per aver insistito per fare questo gita-pacco.

Finalmente si scende dalla barca, a Phi Phi Don dove è prevista la sosta pranzo in un favoloso ristorante a buffet all you can eat, insieme ad altre centinaia di persone. Comunque l’importante è poter stare un po sulla terra ferma. Qui si fanno le classiche foto che mostrano di essere in un paradiso. Non dubito che un tempo lo sia stato, ma ormai per chi sceglie di visitare Phuket e la zona circostante vuol solo dire entrare in una mega attrazione turistica.

Phi Phi Don - visitare Phuket
Phi Phi Don

La tappa successiva (e per fortuna l’ultima del tour) è una delle più infernali. Si attracca nell’isolotto di Khai Nai e subito veniamo circondati da venditori di ogni tipo che vogliono fotografarci, venderci souvenir, bevande. L’isolotto è piccolissimo e davvero non c’è scampo.

Khai Nai Island - visitare Phuket

Insieme a noi sull’isolotto altre 20 barche di visitatori. La guida ci dice di non fare il bagno (e che dovremmo fare secondo lui su questo isolotto?), perché ci sono le meduse – ma secondo me cerca solo di portare clienti ai bar al centro dell’isolotto, infatti ce ne indica uno e ci dice di bere qualcosa. Decido di fregarmene e mi metto a fare snorkeling, beccandomi solo una spina di riccio in un piede; in realtà in fondale (deturpato dal turismo) offre davvero ben poco da vedere purtroppo.

Neanche a dirlo, se ti vuoi mettere all’ombra devi pagare per usare i tappetini messi a disposizione dagli esercizi. Noi ci ritagliamo un angolino accanto al bar con un minimo di ombra, ma tanta immondizia… un paradiso incontaminato insomma.

Finalmente la gita arriva al termine e fuggiamo da questo mega trappolone per turisti (hanno il coraggio di chiederci anche la mancia). Per fortuna la sera c’è il night market di Kata, davvero una delle esperienze più belle che abbiamo vissuto nel visitare Phuket.

Night market - visitare Phuket
Night market

Il giorno dopo lo passeremo in piscina, prima di salutare Phuket e ritornare a Bangkok.

Difficilmente consiglierò a chi me lo chiederà di visitare Phuket e sicuramente nel ritornare in Thailandia sceglierò di andare altrove, perché questo meraviglioso paese ha davvero tanto di meglio da offrire.

Potrebbero interessarti anche:

Seguimi su instagram @posh_backpackers

0 0 vote
Article Rating